venerdì 9 novembre 2012

Transmongolica parte 6: tour della Mongolia Centrale

27 luglio - 1 agosto 2012
strade della mongolia
primo accampamento di gher
Spostarsi in Mongolia non è cosa semplicissima visto che la rete ferroviaria è praticamente inesistente e quella stradale e per la maggior parte costituita da piste sterrate (e talvolta le strade asfaltate sono anche peggio di quelle sterrate). Ciononostante dalla stazione Daragon di Ulan Bator (che si trova buoni 4 km a ovest del centro) partono minibus e pulmini per tutti i principali villaggi della nazione; il problema è che una volta arrivati a destinazione si scopre che spesso le attrazioni si trovano a varie decine di chilometri di distanza e che per raggiungerle occorre noleggiare un mezzo privato (meglio se fuoristrada) e una guida (visto che le indicazioni non esistono).
La cosa migliore da fare dunque è affidarsi a dei tour organizzati che partono dalla capitale. Tutti i principali ostelli della città hanno integrata anche un'agenzia di viaggi, quindi potrete scegliere il tour che preferite (sia per quello che riguarda la durata, arrivano anche a un mese, che per ciò che concerne le destinazioni) senza neanche allontanarvi dal vostro posto letto.
interno di una gher
steppa
L'ostello Golden Gobi ha una delle agenzie più frequentate, veniva gente a prenotare i tour anche da altri ostelli, ed è stato naturale per me scegliere uno dei loro pacchetti, consistente in 6 giorni (5 notti) in giro per la regione centrale del paese, situata ad occidente della capitale.
Dunque la mattina del 27 luglio mi sono ritrovato a salire su un van guidato da un giovane mongolo che non parlava una parola di inglese (ma che guidava molto bene) insieme ad una finlandese, una giapponese e una slovacca (tutte che viaggiavano da sole, la Mongolia è evidentemente un paese sicuro) e ad una materna signora mongola che ci faceva da guida e che cucinava molto bene.

steppa
cala il sole e le capre ritornano 
mungitura di una cavalla







La prima tappa, circa 300km su una delle poche strade asfaltate ed in buone condizioni del paese, ci ha portato nei pressi del villaggio di Rashaant, nell'accampamento di una famiglia di pastori. Nei dintorni non c'è nulla, e non c'è niente di speciale da fare o da vedere, ma è molto affascinante camminare nella steppa mongola tra prati a perdita d'occhio attraversando ruscelli; e poi si può osservare la vita degli allevatori di vacche, pecore, capre e, soprattutto, cavalli (la mungitura di una cavalla è curiosa).
il van
ingresso al parco della valle dell' orkhon
Da non sottovalutare poi la prima notte in una gher (la tipica tenda mongola), che in realtà all'interno è spaziosa e ben attrezzata, sembra di stare in un piccolo monolocale (anche come grandezza); le famiglie spesso montano più di una gher in modo da avere più spazio per le proprie attività (e magari per mettere i turisti a dormire dentro a una).

strade mongole
cascate dell'orkhon da sotto
cascate dell'orkhon








La seconda tappa è stata la più impegnativa; proseguendo verso ovest e lasciandosi alle spalle il villaggio di Khujirt, iniziano circa 70 km di strada sterrata e piena di buche, e sul van si balla parecchio, che risale la valle del fiume Orkhon, entra in una riserva naturale, e arriva fino alle cascate di Orkhon.
la discesa per la base delle cascate
canyon
L'accampamento di gher (che in realtà è un insieme di guesthouse) si trova in una posizione meravigliosa, in una larga vallata, circondata da montagne sulle quali spicca la presenza di macchie di alberi (cosa alquanto inconsueta in Mongolia), tagliata a metà dal fiume che le dà il nome e popolata da mandrie di yak che pascolano tranquillamente.
Le cascate non sono molto alte (una ventina di metri, le più alte del paese), ma sono abbastanza spettacolari poiché finiscono in un piccolo canyon che poco più a valle si riversa in uno più grande. La discesa alla base delle cascate e nel canyon è piuttosto impegnativa e bisogna aggrapparsi un po' alle rocce, tuttavia seguendo il bordo del dirupo per alcune centinaia di metri si trova anche una discesa più facile.
fiume orkhon
guesthouse della valle dell'orkhon
L'attività turistica più comune nella zona sono le passeggiate a cavallo. La mia prima volta in sella (i cavalli mongoli sono più piccoli dei nostri, ma molto robusti e affidabili; gli allevatori ne vanno molto fieri) è consistita in un percorso di poco più di un'ora fino alla base delle montagne, dove il fiume forma delle rapide, ed è stata piuttosto tranquilla (a parte il guado del fiume dove ho pensato più volte che io e la mia bestia ci saremmo ribaltati; le scarpe comunque me le sono bagnate).
Per chi ha più tempo vengono organizzati dei percorsi a cavallo di qualche giorno attraverso il parco nazionale Naiman Nuur, dove ci sono nove laghi (anche se il nome significa "otto laghi") di origine vulcanica.


yak attraversa l'orkhon
accampamento della valle
valle dell'orkhon

Durante il terzo giorno è arrivata una forte pioggia, e il tragitto sterrato per riuscire dalla valle è stato faticosissimo e con la paura costante di rimanere impantanati, cosa che ho visto succedere a parecchi altri van, ma lì è uscita fuori la bravura dell'autista e, seppure in un tempo spaventosamente alto per percorrere circa 100 km, in serata siamo arrivati nel villaggio di Kharkhorin (detto anche Karakorum, ma non c'entra niente con la catena montuosa), o più precisamente nella guesthouse fatta di gher poco fuori città, dove in serata abbiamo potuto assistere ad uno spettacolino (a pagamento) di due suonatori di strumenti tipici dei quali uno era anche un throat-singer (l'impressione che ho avuto era che stesse per vomitare!).
rapide dell'orkhon
yak
Karakorum è l'antica capitale di Gengis Khan, e tale rimase fino a quando nel 1264 Kublai Khan trasferì la capitale a Pechino (ricoprì il ruolo di capitale mongola anche circa un secolo dopo, prima di venire distrutta). Tuttavia della grandiosità che doveva avere nel XIII secolo non è rimasto praticamente nulla, solo alcune grandi tartarughe di pietra e qualche sasso sparso.
La grande attrazione della zona è però rappresentata dall'Erdene Zuu, il più grande ed importante monastero buddista della Mongolia. Delle centinaia di costruzioni originali se ne sono salvate solo una piccola parte, comunque apprezzabile, ma le mura perimetrali di quasi mezzo chilometro di lunghezza sovrastate da 108 stupa sono impressionanti. Ciò che si è salvato all'epurazione stalinista si è ben conservato grazie alla trasformazione in museo (cosa che il complesso è ancora e che giustifica il biglietto d'ingresso), ma dal 1990 sono tornati a popolarlo anche i monaci buddisti.


erdene zuu
mura dell'erdene zuu
suonatori tradizionali

Il tragitto del quarto giorno è stato decisamente il più semplice: meno di 100km di strada asfaltata (quasi) decente per tornare nei pressi del luogo dove avevamo passato la prima notte, più precisamente al limitare del Mongol Els.
Questo, chiamato dai mongoli semi-gobi o little-gobi, consiste in una striscia di dune sabbiose che misura qualche chilometro in larghezza ma parecchie decine in lunghezza. Passeggiare tra le dune dà la sensazione di essere sperduti in mezzo al deserto, ma basta camminare per un mezz'ora al massimo e si può ritornare in mezzo ai prati e agli accampamenti dei pastori.
templi principali dell'erdene zuu
monaci nell'erdene zuu
La famiglia di pastori che ci ha ospitato per la notte, oltre alle capre e ai cavalli, aveva anche dei cammelli sopra i quali abbiamo potuto fare una cavalcata di un'ora circa. Il gruppo di gher si trovava in una posizione magnifica, a poca distanza da un ruscello e a meno di mezzo chilometro dall'inizio delle dune sabbiose, e in prossimità di una piccola altura dalla cui cima il panorama sulla prateria, sul deserto e sulle montagne più dietro, era impressionante. Camminare la mattina presto tra branchi di cammelli che si abbeveravano al ruscello con lo sfondo delle dune sabbiose mi ha dato sensazioni straordinarie.

tempio tibetano laviran - erdene zuu
tartaruga di pietra dell'antica karakorum
erdene zuu

Il quinto giorno, dopo la passeggiata in cammello, ci si cominciava a riavvicinare alla capitale, ma fermandosi per l'ultima notte in tenda (tenda da campeggio stavolta, non gher) nel Khustain Nuuru National Park. In questa riserva naturale sono proibiti tutti gli insediamenti poiché territorio destinato ai cavalli selvatici della Mongolia (che è una specie protetta), che sono la principale attrazione del parco, e ci si ritrova così a campeggiare davvero in mezzo al nulla, senza nemmeno la confortante presenza di qualche accampamento di gher, neppure in lontananza.
cammelli al ruscello vicino mongol els
accampamento al mongol els
Qui però ho potuto godere di uno dei pochi tramonti del mio viaggio (perché altrove era sempre nuvoloso) e di un impressionante cielo stellato (l'inquinamento luminoso era pressoché inesistente).
Il giorno successivo, percorrendo i sentieri del parco, siamo anche riusciti ad incontrare una coppia di cavalli selvaggi (cosa non scontata a quanto pare), per poi fare ritorno a Ulan Bator e all'ostello, non prima però di aver fatto una sosta a dei grandi magazzini in periferia per acquistare a prezzi scontati dei capi in cashmere.


mongol els
limite deserto-steppa
mongol els

Altre curiosità e informazioni sulla Mongolia: 
1) spesso le strade sterrate sono migliori di quelle asfaltate e capita di vedere qualche macchina che invece di passare sulla strada cammina sulla striscia sterrata che la affianca;
2) a Ulan Bator le strade principali sono un po' meglio (quelle principali, perché quelle secondarie sembra siano state bombardate), in compenso c'è quasi sempre un traffico infernale, per tornare alla stazione a prendere il treno per Irkutsk sono dovuto scendere dal taxi e proseguire a piedi, altrimenti l'avrei perso; 
mongol els dalla collina
capre all'accampamento
3) in mezzo alla steppa si viene letteralmente aggrediti da mosche e altri insetti, e la sera anche le zanzare fanno la loro parte; per tenerli lontani dall'accampamento nel parco Khustain l'autista ha acceso uno zampirone mongolo...ovvero dato fuoco a una montagnola di sterco di vacca; 
4) non c'è niente di più rumoroso di un gregge di pecore/capre: standoci vicino è un alternarsi continuo di belati e di peti; considerando che al tramonto il gregge si riavvicina spontaneamente intorno alle gher, la serata passa con un bel sottofondo sonoro;
collina vicino al mongol els
5) in mongolia utilizzano il latte di tutti gli animali da allevamento: con quello di capra, con aggiunta di sale, pasteggiano (e non è male, bisogna solo farci un po' la bocca), mentre quello di cavalla viene abbondantemente sbattuto e lasciato a fermentare tutta la notte, così da acquistare circa 3 gradi di alcool (il sapore l'ho trovato un po' troppo acido; loro ne bevono di continuo, si chiama Airaag);
6) la carne e il latte (e derivati) dello yak sono molto energetici e in Mongolia vengono consumati solo in inverno, essendo estate non sono riuscito ad assaggiarne neanche una minima quantità;
khustain nuuru national park
parco khustain
7) quando si è negli accampamenti di gher il grosso problema è il bagno: al massimo c'è una capannetta di legno per la privacy, ma bisogna fare tutto in terra, altrimenti occorre allontanarsi un po' e sparire alla vista grazie a qualche avvallamento; mentre la doccia è inesistente, c'è un piccolo raccoglitore di acqua piovana (la pioggia non manca) con una specie di rubinetto per lavarsi mani e viso, ma bisogna approfittare di ogni ruscello per lavarsi meglio e lavare anche i panni; fortunatamente in estate (di giorno) la temperatura raramente scende sotto i 25 gradi (nel fiume Orkhon sono riuscito anche a farmi un bel bagno...anzi due!).

monumento sciamanico vicino ulan bator
cavalli selvaggi nel parco khustain
tramonto al khustain

1 commento:

  1. Che sensazione splendida deve essere passeggiare nella steppa mongola...dormire in una gher poi deve essere da sogno.
    ho sentito tanto parlare dell'airaag e finalmente ho capito di preciso di cosa si tratta.
    Una domanda: questo tipo di escursioni si possono effettuare tutto l'anno anche d'inverno o le condizioni meteorologiche non lo permettono??

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