giovedì 27 aprile 2017

Inwa e Sagaing

27 dicembre 2016
Intorno alla città di Mandalay sorgono 4 cittadine, poco più che villaggi ormai, titolari di una storia lunga e importante avendo tutte ricoperto per uno o più periodi il ruolo di capitale del regno di Birmania e che rappresentano oggi una delle attrazioni turistiche più importanti non solo della metropoli di cui sono satelliti ma di tutto il paese.
lungo la 84th
villaggi lungo la strada
Inwa, Sagaing, Amarapura e Mingun si trovano tutte nel raggio di una ventina di chilometri dal centro di Mandalay ma, benché ci siano anche dei collegamenti pubblici come treni o autobus di linea, per raggiungerle conviene affidarsi ai taxi, ai mototaxi, ai pulmini condivisi o, in alcuni casi, ai battelli che compiono il tragitto in tempi abbastanza brevi e con una spesa ridotta. Avendo affittato uno scooter per muoversi in città è però possibile raggiungere anche le prime tre in maniera autonoma con la conseguente libertà e comodità una volta in loco di girare per i vari siti, che in ognuna delle località sono sparsi su una superficie piuttosto vasta, senza perdita di tempo e senza doversi affidare ai trasporti locali.
sul battellino
inwa
inwa
La strada da percorrere è piuttosto semplice e diretta e il traffico, pure intenso, è moderatamente disciplinato e si muove abbastanza lentamente; rimane tuttavia il fatto che sarebbe meglio avere un po' di esperienza nella guida di uno scooter per percorrere diverse decine di chilometri in strade extraurbane in condizioni non sempre ottimali e, anche se le indicazioni ci sono, avere a disposizione una cartina (e saperla leggere) delle varie località e dell'itinerario per arrivarci (andrebbero bene anche degli screenshot fatti su google maps con lo smartphone) in modo da viaggiare in tutta sicurezza.

inwa
maha aungmye bonzan
inwa
maha aungmye bonzan
inwa
inwa

inwa
inwa
nanmyn
inwa
maha aungmye bonzan

Inwa è la più distante è la più difficile da raggiungere delle quattro, ma è anche forse quella più interessante con la storia più importante, che l'ha vista essere capitale a più riprese a partire dal XIV secolo fino alla metà del XIX.
inwa
all'interno delle mura
inwa
mura di inwa
Arrivarci con quattro ruote necessita l'effettuazione di un giro piuttosto largo sulla via che porta verso l'aeroporto, ma con un due ruote si può percorrere la strada che da Mandalay passa per Amarapura, ovvero quella che in centro si chiama 84th, dove tra l'altro la mattina si possono vedere piccole bande di giovani monaci intenti a fare la questua e ci sono anche molti banchi che vendono la benzina in bottiglie di plastica (il prezzo, comunque molto basso per i nostri standard, è probabilmente più alto che nei distributori, ma di questi non ce ne sono moltissimi e non è facile individuarli), e seguirla pedissequamente quasi fino al secondo dei due grandi ponti sull'Irrawaddy che portano a Sagaing, quello dove passa anche la ferrovia. Inwa si trova sulla stessa sponda di Mandalay, e quindi non bisogna attraversare il ponte ma qualche centinaio di metri prima di esso imboccare una stradina che in breve porta a un battellino (credo tra l'altro che sia qui che i minibus e i taxi scarichino i turisti) che carica anche gli scooter (tanto il mio era l'unico) e che permette di attraversare l'affluente del grande fiume responsabile dell'altrimenti lungo giro.
inwa
inwa
le htat gyi paya
Raggiunta la sponda opposta ci si ritrova immersi in un paesaggio rurale fatto di piccole e rade abitazioni tradizionali in legno e stradine sterrate solcate da carretti trainati da cavalli che portano in giro i pochi turisti. Il patrimonio storico e culturale di Inwa tuttavia, seppur in condizioni non particolarmente buone, è imponente e sparso su una superficie piuttosto vasta, e anche in questo caso lo scooter si è rivelato una scelta vincente. Per visitare l'area è inoltre richiesto un biglietto che però è lo stesso cumulativo per le visite dei vari siti di Mandalay. La prima attrazione che si incontra una volta sbarcati è il Maha Aungmye Bonzan, uno stupefacente monastero in mattoni stuccati di bianco circondato da vari stupa che spuntano tra la vegetazione.

villaggio tradizionale
inwa
sandamuni paya

inwa
bagaya kyaung
fuori dalle mura
inwa
mura e fossato

Successivamente si può girare un po' a caso tra i sentieri nei campi imbattendosi in numerose rovine, ma la cosa migliore è dirigersi a sud poco prima di incontrare il Nanmyn, una torre di osservazione che è tutto ciò che rimane di uno dei palazzi reali.
inwa
bagaya kyaung
inwa
bagaya kyaung
Facendo così infatti si raggiungono facilmente i resti dell'antica e imponente cinta muraria, provvista di fossato, dalla quale sbucano altre scenografiche pagode. La strada che corre accanto alle mura è asfaltata e decisamente migliore degli stretti sentieri tra i campi della zona interna e percorrendola ci si trova ancora davanti a una scelta. Puntando ancora verso sud si passa tra due altre notevoli pagode, la Sandamuni Paya e la Le-Htat-Gyi Paya, per arrivare a un piccolo villaggio con casette tradizionali ai due lati della strada. Proseguendo verso ovest a fianco del fossato e seguendo la via principale invece si passa dapprima davanti al Museo Nazionale per poi entrare in un altro grazioso villaggio in riva all'Irrawaddy dove saltuariamente approda anche un battello che collega l'area con Sagaing, sulla sponda opposta del grande fiume.
bagaya kyaung
inwa
bagaya kyaung
Il sito più importante e scenografico dell'area si trova però ancora più a ovest, fuori dalla cinta muraria, ed è il Bagaya Kyaung, uno splendido monastero in legno di teak scolpito. Oltre alla costruzione in sé però, ad elevare il livello di questa attrazione è l'ambientazione, visto che si trova al centro di un sistema di acquitrini e risaie e da alcune delle parti emerse spunta anche una suggestiva fila di antichi stupa in mattoni rossi in rovina. Seguendo la via principale verso ovest infine si passa dapprima davanti alla Nagatataphu Paya, la pagoda dalle dimensioni maggiori di tutta l'area, per poi attraversare un altro villaggio alla fine del quale sorge la Sin Kyone, una vecchia fortezza militare che incombe sulle sponde del grande fiume e di cui oggi non rimangono che i bastioni.

inwa
fila di stupa in rovina
inwa
nagatataphu paya tra i campi
bagaya kyaung

irrawaddy
inwa
sin kyone
campi di inwa

sagaing
sagaing
dall'inwa bridge
irrawaddy

Sulla sponda opposta dell'Irrawaddy, alla fine di entrambi i mastodontici ponti affiancati che lo attraversano (gli unici in un raggio di almeno 60-70 km in entrambe le direzioni), sorge invece Sagaing, la più grande tra le quattro città storiche, tanto da essere il capoluogo della regione omonima, anche se più che un città vera e propria sembra un insieme di villaggi.
sagaing
htu pa yon paya
sagaing
Se Inwa è principalmente un'area archeologica, Sagaing costituisce invece un centro religioso di primissima importanza con centinaia di templi, pagode, santuari e monasteri ancora attivi; e in effetti non sono tanto i singoli siti a rappresentare un'attrazione, quanto l'impressionante insieme di stupa bianchi o dorati che punteggia il paesaggio quasi a formare una foresta. La prima cosa da fare appena varcato l'Inwa Bridge, il più meridionale dei due, è dirigersi subito verso la Htuparyon Paya, il cui grosso stupa bianco domina la scena anche a distanza. Dietro a questo poi, in particolare lungo le stradine che riportano verso il lungofiume, è facile incontrare file di abitazioni tradizionali in legno tipo palafitte o qualche costruzione coloniale dall'aspetto gradevole.
sagaing
case tradizionali
sagaing
un monastero
È sempre in questa zona della città, quella meridionale, che si può trovare inoltre qualche locanda tradizionale dove pranzare a prezzi incredibilmente bassi, oltre che la maggior parte dei servizi (qualche guesthouse, negozi, mercati, banche...) e delle istituzioni cittadine come scuole e il municipio; per raggiungere i siti più interessanti bisogna invece riattraversare la ferrovia e la superstrada che arrivano dai ponti e puntare dritti verso nord. Già dopo poco si comincerà a notare ai lati della strada una sfilata senza soluzione di continuità di pagode e monasteri buddisti il cui numero si intensifica via via che ci si avvicina alla Sagaing Hill.

sagaing
sagaing hill
sagaing
scalinata per la sagaing hill
sagaing
portale col chinte guardiano

sagaing
sagaing hill
sagaing
sagaing hill
sagaing
sagaing hill

In corrispondenza di una piccola rotatoria, dove prendendo la via principale sulla sinistra si arriva all'Accademia Internazionale Buddista Sitagu, moderna ma dallo spettacolare stupa centrale a cupola, mentre proseguendo verso sinistra ci si riavvicina al fiume, conviene fermarsi.
sagaing
sagaing hill
sagaing
sagaing hill
Un piccolo portale con un chinte guardiano permette infatti di accedere alla scalinata che risale la collina passando per un gran numero di santuari minori. Come per il suo alter-ego di Mandalay, l'intero percorso deve essere effettuato a piedi nudi ma per fortuna la salita è un po' più corta. Imboccando le stradine che si dipanano dalla base della collina è possibile arrivare anche in punti della scalinata più elevati, risparmiando parecchi gradini e passando di fronte all'entrata di decine e decine di monasteri in cui si può entrare liberamente (alcuni sono anche interessanti, sembra che in uno ci siano anche delle grotte, ma trovarlo è arduo; comunque, anche se i colori, i materiali e le strutture cambiano, in generale si assomigliano un po' tutti).
sagaing hill
sagaing hill
In cima alla collina si trova la pagoda Pon Nya Shin, dalla quale il panorama può spaziare per moltissimi chilometri sul fiume, sulla spianata e sul fianco dell'altura e ci si può rendere conto con sgomento di quanti effettivamente siano i santuari,  i quali sbucano poi dalla vegetazione anche nella zona più a nord, raggiungibile con diversi sentieri. Una volta scesi, conviene proseguire per la strada che si riavvicina al fiume per poi costeggiarlo fino ai ponti, prima dei quali ci si può imbattere in qualche altra bella pagoda, come per esempio la Shin Pin Nan Kain, anch'essa situata in cima a una piccola altura. Una bellissima visione d'insieme dell'area di Sagaing e della collina che ne domina la scena con la selva di stupa che si erge dagli alberi si può infine avere dall'estremità orientale del Sagaing Bridge (il più settentrionale dei due) che è provvisto anche di passerella pedonale ed è parecchio rialzato rispetto alla superficie, oppure dal vicino monastero Shwe Kyet Kya, il cui vialetto di accesso però è difficilmente individuabile.

Post successivo: Amarapura e Mingun


irrawaddy
sagaing
shin pin nan kain
sagaing
sagaing hill

shwe kyet kya
sagaing
sagaing
sagaing
sagaing

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